Una stanza

Questi ultimi giorni li ho passati in compagnia di due miei vecchi amici, la “solitaria” Emily Dickinson , e l'”enigmatico” Fernando Pessoa. Entrambi hanno accompagnato me, durante la  mia adolescenza e il mio divenire adulta, entrambi hanno affascinato, fin da subito, la mia mente così sempre desiderosa di conoscere e confrontarsi con  l’animo altrui.
Emily e la voluta “clausura” nella sua stanza, nella sua casa, una solitudine lunga vent’anni, e Fernando, con il suo sentirsi a volte “multiplo”, il suo sentirsi come una stanza piena di specchi fantastici che distorcevano, secondo lui,  in falsi riflessi un’unica realtà.
Nel leggere i loro scritti viene naturale immaginarseli intenti nel cercare il proprio Io e la propria interazione con il mondo, e perché non pensarli appoggiati ad una parete, con le mani che tengono ben saldo il proprio corpo per non perdere comunque la percezione di sé?
Ogni tanto una parete sarebbe necessaria…………..

42 pensieri su “Una stanza

  1. niphus

    Oggi mi sono fermato ad osservare meglio i tuoi lavori e per quanto il mio parere possa essere modesto- ignorando la materia- mi sento di esprimere un pensiero.
    Trovo i tuoi quadri asessuati rappresentativi della solitudine individuale racchiusa in uno spazio definito e cubico. Alcuni, collocano le figure nella natura quasi nella prostrazione di essa .
    Sembra che il tuo pennello segua naturalmente vibrazioni definite sulla tela senza incertezza nei segni. Mi piacciono molto anche se io adoro i tuoi acquerelli quelli dove la natura straborda dalla luce e riempie ogni cosa di profumi invernali.
    Sei brava Cecilia Gattullo !

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    1. E’ emozionante quello che dici perché quando mi trovo a dipingere le “anime”, così sono solita chiamarle fra me e me, sembra quasi che la tela sappia già cosa accadrà. Lo sa la tela, lo sanno i colori, ed io mi sento come uno spettatore in attesa dell’esito finale.
      La solitudine dell’ individuo viene sempre fuori. In fin dei conti, è così. Per quanto felici si sia, penso che sia fondamentale trovare una dimensione nella quale poter dialogare ogni tanto con se stessi. Forse questo spazio cubico di cui tu parli è in effetti proprio quella dimensione.
      Ti ringrazio Niphus per il tuo bellissimo commento e son ben felice che i miei lavori riescano a trasmetterti emozioni.
      Un caro saluto.
      Cecilia

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  2. Pingback: La mia stanza vuota | Almeno Tu

  3. Effettivamente è un’immagine che si presta a tante interpretazioni. A me comunica tristezza, o almeno malinconia, ma anche riposo, meditazione e qualcosa che non so ben definire, come se la parete non fosse del tutto chiusa e lasciasse uno spazio per uscire, verso la luce, la libertà…
    Un saluto e un augurio di buon anno pieno di belle immagini e bei quadri (e grazie di aver seguito il mio blog, ricambio molto volentieri).
    Alexandra

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    1. Mentre nasceva questa immagine mi trasmetteva molta calma, un momento di raccoglimento, un momento da dedicare completamente a se stessi, ma in effetti le interpretazioni potrebbero essere molteplici.
      Ottima interpretazione comunque Alexandra, perché c’è sempre uno spazio di luce…
      Un saluto a te e un grazie per aver deciso di seguirmi

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  4. Bellissime letture e bellissime “visioni”… io il concetto di parete lo percepisco come contrapposizione all’ Io. Niente più di una modesta visione personale… difficile da spiegare ma, fintanto che oppongo il mio peso alla parete mi contrappongo a qualcosa e scarico l energia all esterno, su qualche cosa che non sono io… al contrario di un energia che scende nelle profondità di quello che io sono… vagheggiamenti ma un piacevole incontro. Buona domenica ☺

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    1. Mi ha emozionato tanto dipingerlo. I passaggi delle pennellate, a dir il vero, non me li ricordo nemmeno, mi son rimaste solo le sensazioni che mi dava l’immaginarmi un po’ Emily e un po’ Fernando, fino ad arrivare lentamente a me…

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